"Oggi la politica utilizza mezzi di propaganda mostruosi;

oggi la politica ha un'anima mostruosa. Forse l'ha sempre avuta;

erano soltanto i nostri cuori e i nostri occhi a essere diversi"

Tommaso Staiti di Cuddia

venerdì 3 marzo 2017

Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse
(Trapani, 2 dicembre 1932 – Milano, 1° marzo 2017)
Originario di una famiglia nobile di Trapani, era laureato in scienze geologiche. La sua vita ha rappresentato la storia della "destra" milanese: si era iscritto al Movimento Sociale Italiano nel 1949, ed è stato segretario provinciale del partito a Pavia (1960-1966) e a Milano (1978-1981). Nel 1970 divenne Consigliere comunale a Milano. Vicino alle posizioni di Pino Romualdi, nel 1979 divenne deputato alla Camera, eletto per il MSI-DN nel collegio di Milano. Fece parte della Direzione nazionale del MSI e dal 1990 a 1991, della Segreteria nazionale. Diresse la rivista Contropinione. Rieletto deputato nel 1983 e nel 1987, è stato critico prima con Giorgio Almirante, al quale si trova a contendere la segreteria del partito al congresso del 1984, e poi con il neo-segretario Gianfranco Fini: sostiene infatti la candidatura di Pino Rauti come segretario. Con il ritorno di Fini al vertice del partito, uscì dal MSI e rimase all'interno del gruppo parlamentare fino al 10 luglio 1991, per poi aderire al Gruppo misto, fino all'aprile 1992. Quello stesso anno fondò la Lega Nazional Popolare. Nel 1988 aveva dato alle stampe il suo primo libro Bande e banche . Nel 1995 è stato tra i fondatori del Movimento Sociale - Fiamma Tricolore, ma nel 1997 ne esce e aderisce al Fronte Sociale Nazionale, allora chiamato Fronte Nazionale. Nel 2006 pubblicò per le edizioni Mursia “Confessione di un fazioso”, nello stesso periodo è anche direttore del periodico Intervento. Nel 2008 si candidò alle elezioni politiche con La Destra nelle tre circoscrizioni della Lombardia ma nel novembre 2009, con l'alleanza scaturita fra La Destra e il PdL, abbandonò il partito di Francesco Storace. Nel febbraio 2011 partecipò all'Assemblea Costituente di Futuro e Libertà per l'Italia, tenutasi a Rho, e il 21 febbraio 2011. Muore a Milano il 1° marzo 2017 all'età di 84 anni a causa di un infarto nonostante fosse gravemente malato ai polmoni.


GENOVA LUGLIO 1969



MILANO 1987
Staiti con Cesare Ferri,
 appena uscito dal carcere dopo il processo per la strage di Brescia: 
è l'apertura della campagna elettorale del 1987

"Vorrei un'Italia. Qualsiasi ma tutta intera.
Vorrei dignità per me e per la collettività.
Vorrei un ruolo per l'Italia, legato alla sua storia, alla sua cultura, alla sua tradizione e non alle arlecchinate dei suoi governanti.
Vorrei un Primo Ministro che dicesse agli italiani: "Siamo in grave difficoltà", dobbiamo fare sacrifici; cominciamo dai ricchi, dagli affaristi e dagli speculatori, poi tutti gli altri.
Vorrei vedere degli operai nel Consiglio d'amministrazione della Fiat.
Vorrei che corrotti, corruttori, evasori fiscali, collusi con le mafie fossero costretti ad andare in giro con grandi orecchie d'asino di carta; come si faceva una volta a scuola.
Non vorrei uno Stato etico, ma uno Stato colmo di etica. Vorrei uno Stato.
Vorrei una sessualità vissuta come libertà e non esibita come moda.
Vorrei che agli spettatori del Grande Fratello fosse imposta la lettura della Divina Commedia, o, almeno di Pinocchio.
Vorrei non una memoria condivisa, ma tante memorie comprese.
Vorrei che, dopo, nessuno venisse più a spiegarci che 
gli imprenditori sono bravi in politica.
Vorrei la verità, anche se scomoda, sulla strategia della tensione.
Vorrei essere anche fiero di una chiesa che non esibisse lussuose pomposità.
Vorrei una scuola pubblica.
Vorrei che si producesse per consumare e non viceversa.
Vorrei un'Italia austera e consapevole, non fintamente ricca, becera e infelice come questa.
Vorrei dei politici ignoranti ma rispettosi del buongusto e della cultura.
Vorrei che invece di destra e sinistra, qualcuno provasse a dire "sinestra".
Vorrei mille Rosy Bindi in politica e nessuna "vajassa".
Vorrei non sentire la parola gossip.
Vorrei partiti senza finanziamento pubblico, senza leader carismatici, colonnelli, 
sergenti o caporali.
Vorrei sentirmi italiano."
Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse
(una lettera al Secolo d'Italia pubblicata il 30/11/2010)





EPITAFFIO
a vent’anni volevo cambiare il mondo
a trenta volevo cambiare l’Italia
a quaranta volevo cambiare il mio Partito
a cinquanta volevo cambiare la società
a sessanta volevo cambiare i neofascisti
a settanta volevo cambiare tre amici
a ottanta ho cambiato casa”
(Tommaso Staiti di Cuddia, “Il suicidio della destra, non uno schianto, ma una lagna)